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Caterina Davinio. Fatti deprecabili- Recensione di Narda Fattori
michele parliament

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I fatti deprecabili di cui parla Caterina in questa pubblicazione antologica delle sue poesie appartengono alla sua adolescenza, alla sua giovinezza, ad alcune scelte compiute in seguito. I testi coprono un arco temporale di oltre vent’anni, dal 1971 al 1996 e sono disposti quasi cronologicamente, sebbene la Davinio tenti una sistemazione esistenziale e contenutistica e suddivida l’abbondante materiale in cinque sezioni ciascuna votata alla comunicazione quasi diaristica di squarci autobiografici, di mete raggiunte ma sempre insufficienti a placare la sua irrequietudine.
La Davinio prosatrice ci aveva mostrato angoli oscuri e visionari dell’esistenza dei personaggi, del loro perdersi lungo percorsi non definiti, le angosce tradotte in eventi, gli eventi forieri di angosce, le derive verso un nulla mistificato.
Qui troviamo la nostra scrittrice alle prese con un materiale che è duttile sotto le sue dita: la poesia è onnipresente, le appartiene come un arto e spesso la sorregge…
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