Il presente articolo è stato pubblicato sul quotidiano Nouvelles littéraires nel 1924. L’autore è Claude Berton. La traduzione è mia.
I personaggi di Feydeau non hanno niente a che spartire con i borghesi “posati” o le “persone” di mondo. Sono uomini gaudenti, prostitute di locali alla moda, esseri mezzi folli, abulici, deboli, ubriaconi, maniaci brutali e mistagoghi. Il loro linguaggio non è il bon français degli eroi di Labiche né tantomeno le mezzetinte screziate di brillanti pennellate che illuminano i dialoghi di Meilhac. È un linguaggio frammentario, caotico, argotico, ellittico, pieno zeppo di incontri di idee balzane e sbalorditive, come il costume di un illusionista che estrae dalle tasche, dalle maniche e dal colletto dei pesci, dei fiori, una frittata, delle bolle di sapone e una palla di cannone.
Le situazioni non sono la conseguenza delle peripezie dell’amore, dell’orgoglio o della cupidigia. Non sono neanche peripezie, ma catastrofi improvvise e…
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